Dizionario

Si ha nelle situazioni di importante linfostasi durante le quali si assiste spesso ad un reflusso della linfa negli strati superficiali della cute fino al derma. In figura: Reflusso dermico (evidenziato dalla linfoscintigrafia) in un linfedema secondario degli arti inferiori più accentuato a sinistra.

È un polimero sintetico del glucosio, può avere un p.m. di 40.000 o 70.000 dalton. Le molecole più piccole, quelle da 40.000 dalton, hanno un effetto “anti-sludge”, che favorisce la microcircolazione e per questo viene spesso utilizzato in microchirurgia per evitare fenomeni microtrombotici delle anastomosi. Può dare reazioni anafilattiche, per questo inizialmente viene somministrato lentamente sotto attento monitoraggio.

È la sostanza più attiva, tra i gamma-benzopironi o flavonoidi, sulle vene, sul sistema linfatico e sul microcircolo. Deriva dal flavedo delle Aurantiacee (buccia del limone, delle arance, dei mandarini e di altri frutti citrini) o può essere ottenuta per semisintesi.

Vedi Linfangiodisplasie.

Vedi Linfangiodisplasie.

Letteralmente vengono così classificati quei farmaci in grado di aumentare la diuresi e quindi il volume urinario escreto giornalmente. La maggior parte dei diuretici agisce direttamente sul nefrone attivando specifiche proteine di trasporto situate sulla membrana delle cellule epiteliali. Il loro ruolo nella patologia linfatica è limitato. Vengono utilizzati soprattutto nel periodo post-operatorio, parametri pressori permettendo, come blanda stimolazione della funzione renale e nel controllo del bilancio giornaliero idro-elettrolitico.

Può capitare frequentemente che i pazienti affetti da linfedema lamentino dolori all’arto colpito. In linea teorica, la stasi linfatica cronica non è dolorosa, ma l’entità dell’edema può costringere il fascio vascolo-nervoso e causarne una sofferenza su base meccanica. Inoltre, il peso dell’arto, in alcuni casi più che raddoppiato, può oltremodo sovraffaticare le strutture osteo-muscolari, causando spesso una sintomatologia dolorosa diffusa. È infatti frequente, nei pazienti con edema cronico dell’arto superiore, una concomitante periartrite scapolo-omerale omolaterale.

Sono i vasi linfatici di maggiore calibro; prendono origine dalla confluenza dei collettori efferenti post-linfonodali e riversano la loro linfa nel dotto toracico o direttamente nel circolo venoso. I più importanti sono i tronchi (o dotti) linfatici giugulari, succlavi, bronco-mediastinici e la grande vena linfatica destra (speculare al dotto toracico).

Rappresenta il maggior dotto linfatico dell’organismo (calibro tra i 5-8 mm) e costituisce la via principale di scarico della linfa nel torrente venoso. Nasce dalla confluenza del tronco linfatico intestinale e dei tronchi linfatici lombari destro e sinistro a livello della I-II vertebra lombare. Inizialmente può presentare una dilatazione sacciforme detta Cisterna Chyli o di Pecquet (vedi). Dopo un decorso mediano di circa 35-45 cm, retroesofageo, tra la vena azygos (a destra) e l’aorta (a sinistra), scarica il proprio contenuto nella vena succlavia sinistra a livello dell’angolo succlavio-giugulare omolaterale. Nella sua parte terminale il dotto toracico descrive un arco a concavità antero-laterale e può presentare delle ramificazioni.