Dizionario

Rappresentano uno dei presidi più utili ed efficaci nel trattamento dell’insufficienza linfatica e di quella venosa. Già Ippocrate con l’utilizzo di bendaggi con rudimentali spugne aveva sottolineato l’importanza dell’esercitare una pressione meccanica esterna in quelle situazioni cliniche in cui l’arto soffriva di una “disregolazione degli scambi di liquidi intra-extravasali”; poi nel 1650 Richard Wiseman, reale precursore delle moderne metodologie, proponeva dei gambaletti costituiti da stringhe di cuoio regolabili, per combattere l’edema degli arti inferiori. In seguito, l’evoluzione tecnologica dei materiali e degli studi sulla fisiopatologia dell’edema ci hanno permesso di arrivare fino alle attuali metodologie di elasto-compressione con calze in materiali differenti, adattabili ad ogni tipo di patologia e ad ogni singolo paziente, che costituiscono appunto un’arma fondamentale nel controllo degli edemi degli arti.

Per “carico linfatico” si intende la quantità di liquido e di sostanze varie che debbono essere drenati dalla circolazione linfatica nell’unità di tempo.

Rappresenta un’infiammazione acuta dei tessuti cutanei, con la presenza dei classici segni semeiologici dell’infiammazione (rubor, dolor, calor e tumor); il più delle volte l’eziologia è infettiva (streptococchi) e può manifestarsi con quadri clinici lievi oppure assai aggressivi, costituendo in alcuni casi un serio pericolo per la stessa vita del soggetto colpito (shock settico). Più comunemente questo termine è utilizzato per indicare il più diffuso quadro anatomo- clinico altrimenti definito come Panniculopatia Edemato Fibro-Sclerotica (vedi PEFS).

Intervento chirurgico praticato in passato per asportare i tessuti linfedematosi ormai compromessi strutturalmente e irrecuperabili dal punto di vista anatomo-funzionale. Esso, come altre terapie chirurgiche “demolitive” utilizzate nella terapia del linfedema (come l’operazione di Servelle, o linfangectomia superficiale totale e l’intervento di Thompson, mediante lembo dermico scarificato e affondato in sede sottofasciale) veniva riservato ai casi in stadio più avanzato e nello specifico consisteva nell’asportazione della cute, del sottocute e della fascia (cutolipofasciectomia) nel distretto anatomico interessato. Attualmente, questi interventi chirurgici sono stati completamente soppiantati dalle nuove tecniche microchirurgiche ricostruttive, ormai di largo uso in campo linfologico e non vengono più praticati, tra l’altro, poiché agendo soltanto sugli effetti secondari dell’insufficienza linfatica, cioè l’imbibizione dei tessuti soprafasciali, non hanno mai dato risultati incoraggianti né a breve termine, data la notevole invasività chirurgica e le significative complicanze post-operatorie, né a lungo termine, lasciando spesso esiti cicatriziali profondamente deturpanti.

Versamento di chilo in una cavità articolare.

È una sostanza liquida di colore biancastro e di aspetto lattescente, descritta da Gaspare Aselli (1627), drenata dai vasi chiliferi a partenza dai villi intestinali. Il chilo differisce dalla linfa periferica per l’abbondante presenza di lipoproteine che, per il loro peso e le loro dimensioni, non possono penetrare nei capillari sanguigni ma solo in quelli linfatici. Il glicerolo, gli acidi grassi a catena media e breve e gli steroidi vengono drenati dal circolo venoso portale. Per questo motivo, a molti pazienti in cui sia presente una concomitante componente chilosa, come ad esempio in quei soggetti affetti da patologie «da reflusso», viene prescritto un regime dietetico privo di grassi complessi e viene consigliato l’utilizzo dell’Olio MCT, cioè contenente soltanto trigliceridi a catena media, che vengono prevalentemente drenati attraverso il circolo portale.

Perdita di chilo attraverso l’utero e la vagina.

È una raccolta più o meno organizzata di chilo che può ritrovarsi a livello dei mesi, in prossimità della Cisterna di Pecquet (vedi) o lungo il decorso del dotto toracico ed in taluni casi può complicare un chilomediastino, un chilotorace o un chiloperitoneo.

È la presenza di chilo libero all’interno del mediastino; le cause principali sono: l’infiltrazione neoplastica delle strutture linfatico-linfonodali mediastiniche, un trauma (anche iatrogeno) o una linfangiodisplasia in regione toraco-mediastinica.

È la presenza di chilo all’interno del pericardio. Se il versamento è cospicuo (> 1500 ml) oppure si manifesta rapidamente (> 200 ml) si può avere un tamponamento cardiaco, con necessità di drenaggio immediato. Nella maggior parte dei casi è possibile osservare un tramite fistoloso tra le strutture linfatiche mediastiniche (dotto toracico) ed, appunto, il pericardio. Più frequentemente, ciò avviene a causa di una linfangiodisplasia o di un evento traumatico (anche iatrogeno).