Dizionario

Rappresenta uno strumento diagnostico particolare che sfrutta la combinazione tra la tecnologia Laser e il principio fisico del Doppler. Esso permette di studiare con notevole precisione il microcircolo sanguigno, potendone discernere le eventuali alterazioni in relazione a patologie specifiche, compreso il linfedema. La sua utilizzazione è scarsa nella pratica clinica quotidiana e la sua diffusione è, al momento, limitata a pochi Centri più all’avanguardia nello studio e nella ricerca sulla microcircolazione.

Rappresenta uno dei presidi adiuvanti più utilizzati in linfologia, sia esso impiegato singolarmente che abbinato al microscopio operatore. Il più comune è il Laser CO2 che ormai viene usato routinariamente, anche in semplici strutture ambulatoriali, per il trattamento della verrucosi linfostatica, delle linforree post-chirurgiche e delle ulcere linfoflebostatiche. In sala operatoria viene utilizzato con successo, grazie anche all’effetto “welding” sigillante, proprio del Laser, nel trattamento delle linfochilorree acquisite e congenite, dei linfoceli e delle linfangiodisplasie.
In figura: L’apparecchio laser-CO2 utilizzato nel nostro Centro.

Metodologia fisica di linfodrenaggio manuale, proposta ed applicata dal belga A. Leduc.

 

È un liquido, di aspetto per lo più acquoso, che origina dall'interstizio e viene assorbito dai “linfatici iniziali”. Essa si differenzia rispetto agli altri liquidi corporei per la sua alta concentrazione di proteine e macromolecole. La sua funzione è varia e, ancor oggi, per alcune componenti, non del tutto chiarita. Essa svolge una fondamentale funzione di trasporto dei materiali, soprattutto macromolecolari, altrimenti non “drenabili” dalla normale circolazione sanguigna. Inoltre, essa svolge un ruolo fondamentale nel mettere in “comunicazione” le strutture linfonodali ed i tessuti periferici permettendo così un’adeguata risposta immunitaria cellulo-mediata. Si rimanda ad un trattato di fisiologia per una più completa trattazione sulle specifiche caratteristiche fisico-chimiche.

Letteralmente definisce una malformazione congenita delle strutture linfatiche intestinali, soprattutto dell’intestino tenue e del mesentere, spesso associata ad altre malformazioni delle strutture linfatico-linfonodali in altri distretti corporei. Dal punto di vista anatomo-patologico è costituita dalla dilatazione dei vasi linfatici mucosi e sottomucosi della parete intestinale con una loro conseguente insufficienza funzionale; si accompagna spesso ad una linfopenia per dispersione nel lume intestinale di linfociti e ad una enteropatia protido-disperdente. Le sue tipiche manifestazioni cliniche possono presentarsi anche in altri processi morbosi che interessano le strutture linfatico-linfonodali intestinali e dei mesi, causandone l’insufficienza (ad esempio in corso di TBC, morbo di Crohn, linfomi a localizzazione gastro-intestinale, enteriti a varia eziologia, neoplasie con metastasi linfonodali, ecc.).

Dette anche varici linfatiche, rappresentano una manifestazione della presenza di stasi linfatica dovuta ad un ostacolo completo o incompleto al regolare deflusso della linfa. Sono costituite da dilatazioni in genere acquisite dei vasi linfatici. Si distinguono dai linfangiomi perché questi ultimi sono per solito già manifesti in epoca neonatale.

Rappresenta uno dei più moderni esami diagnostici applicati alla linfologia; essa permette di avere una buona visualizzazione delle strutture linfatiche di maggior diametro senza l’iniezione di alcun mezzo di contrasto e senza, quindi, l’indispensabile e laboriosa preparazione necessaria ad approntare un più tradizionale esame linfoangiografico. Attraverso una semplice elaborazione computerizzata, che consta nella sottrazione digitale del tessuto adiposo, è possibile, con l’ausilio di una normale acquisizione RM, evidenziare la morfologia dei tessuti linfatico-linfonodali.

Linfangio-RM degli arti inferiori, impiegata per lo studio di un linfedema dell’arto inferiore sinistro. Evidente differenza tra i due arti a confronto (notare il diverso spessore dei tessuti molli soprafasciali).

Linfedema post-mastectomia dell’arto superiore destro valutato mediante linfangio-RM. La freccia indica un collettore linfatico dilatato del braccio.

L’esame TC tradizionale permette la visualizzazione di eventuali linfoadenomegalie e non delle strutture linfatiche in toto; viene quindi utilizzato routinariamente soltanto per la stadiazione oncologica. Se però si associa ad un esame linfangiografico, secondo la metodica di Kinmonth, con l’iniezione di un mezzo di contrasto radio-opaco liposolubile direttamente all’interno del circolo linfatico, è possibile ottenere una buona visualizzazione anche delle strutture linfatico-linfonodali abbinando, quindi, alle note caratteristiche dell’esame TC spirale, la risoluzione e l’accuratezza di questa più specifica metodica diagnostica.

Comprendono un’ampia varietà di alterazioni congenite (ed acquisite) dello sviluppo del sistema linfatico, rappresentate da quadri di aplasia, ipoplasia o iperplasia linfatica. Le alterazioni displastiche possono colpire i vasi linfatici ed i linfonodi, singolarmente o in associazione, delineando complessi quadri patologici che sono stati recentemente raggruppati in una classificazione nosologica proposta da C. Papendiek, che comprende tre gruppi di displasie:

  • linfangiodisplasie LAD I;
  • linfadenodisplasie LAD II;
  • linfangioadenodisplasie LAAD.

Le manifestazioni cliniche di alterazioni su base displasica più importanti sono rappresentate da: igroma cistico, idrope fetale, linfangioma e, più frequentemente, sindromi da reflusso chiloso e/o linfatico e linfedema periferico.

Grave linfedema periferico dell’arto inferiore sinistro, congenito, su base linfangiodisplasica, caratterizzato, in questo caso da una marcata verrucosi linfostatica delle dita del piede.
 
Esempio di linfangiodisplasia intestinale, evidenziata con la linfangiografia diretta ed associata a linfedema di entrambi gli arti inferiori.

È una metodica radiologica che permette, con l’introduzione di un mezzo di contrasto linfotropo e radio-opaco (Lipiodol ultrafluido, vedi) all’interno del circolo linfatico, di visualizzare con precisione la struttura anatomica di quest’ultimo, la sua morfologia e le sue eventuali alterazioni. La tecnica, messa a punto da Kinmonth nel 1955, consta di tre tempi: l’individuazione delle strutture linfatiche per mezzo di un colorante vitale (Blue Patent Violet, vedi BPV); l’isolamento chirurgico dei collettori evidenziati; l’incannulamento dei collettori con iniezione del mezzo di contrasto liposolubile direttamente al loro interno e l’acquisizione di immagini radiologiche seriate, con mezzi radiologici convenzionali o con l’ausilio di TC spirale.
In figura: Linfografia di un arto inferiore: si evidenziano collettori linfatici notevolmente ectasici (reflusso gravitazionale).