Dizionario

Apparecchiatura utilizzata per il linfodrenaggio meccanico “antigravitazionale”.
In figura: La complessa attrezzatura necessaria per il linfodrenaggio meccanico con camera a mercurio, che può essere impiegata non solo per il trattamento del linfedema degli arti inferiori, ma anche di quello degli arti superiori.

Intervento chirurgico che prevede l’asportazione della mammella; può essere parziale, come nel caso delle quadrantectomie, o totale, e viene praticata nei pazienti (nella stragrande maggioranza di sesso femminile) affetti da tumori che interessano la ghiandola mammaria. Questo tipo di intervento, associato ad una concomitante linfoadenectomia loco-regionale e ad un trattamento radioterapico, rappresenta una delle principali cause di linfedema secondario.
In figura:Linfedemi dell’arto superiore destro secondari ad interventi chirurgici sulla mammella.

Eponimo talvolta utilizzato per identificare il linfedema primario ad insorgenza precoce (età inferiore a 35 anni).

È una metodica terapeutica molto diffusa in medicina estetica. Con l’ausilio di piastre multi-ago e con aghi lanceolati molto sottili, di lunghezza non superiore ai 5 mm, vengono iniettati direttamente nei tessuti sub-dermici diversi tipi di farmaci. L’intento terapeutico è quello di iniettare sostanze che siano in grado di ridurre la componente fibrotica dei tessuti soprafasciali e migliorare gli scambi microcircolatori. In linfologia, in particolare, la sua applicazione è riservata solo in quei casi in cui sia presente una contemporanea componente lipedematosa o una PEFS (Panniculopatia Edemato-Fibro-Sclerotica) (vedi), più frequentemente localizzata ai glutei ed alle anche. Se ne sconsiglia l’impiego indiscriminato, vista la relativa invasività della metodica e la scarsità dei risultati nei pazienti in cui la fibrosi sia causata da una stasi linfatica cronica.

Da alcuni anni la terapia chirurgica ed in particolare la microchirurgia derivativa e ricostruttiva sono entrate a far parte del trattamento combinato, multimodale ed integrato del malato affetto da linfedema, sia primario che secondario, ed ormai sono parte essenziale del bagaglio culturale e professionale del medico che si occupa di patologie del sistema linfatico. Le tecniche microchirurgiche, adottate per la chirurgia “conservativa e funzionale” del linfedema, vengono distinte in derivative e ricostruttive. Le metodiche derivative, che sono attualmente le più diffuse, mirano al ripristino del flusso linfatico, nelle sede dell’ostruzione, mediante la realizzazione di un drenaggio linfovenoso, con l’impiego dei linfonodi o, meglio, direttamente dei linfatici, anastomizzati alla vena satellite principale:

  • Anastomosi Linfonodo-Venosa (LNVA);
  • Anastomosi Linfatico-Capsulo-Venosa (LCVA – Campisi, 1978);
  • Anastomosi Linfatico-Venose Termino-Terminali (EE-LVA);
  • Anastomosi Linfatico-Venose Termino-Laterali (ES-LVA).
Le tecniche microchirurgiche ricostruttive consentono di ripristinare una continuità di flusso del circolo linfatico, superando la sede del blocco con l'impianto di segmenti 59 M autologhi, linfatici o venosi, tra i collettori a valle e a monte dell’ostacolo:
  • Anastomosi Linfatico-Linfatica (LLA);
  • Autotrapianto Segmentale di Linfatico (SLAT);
  • Linfatico-Veno-Linfatico-Plastica o Anastomosi Linfatico-Veno-Linfatiche (LVLA – Campisi, 1982);
  • Lembi Liberi Linfatico-Linfonodali (FLF).
Attualmente le tecniche dimostratesi più efficaci e che vengono applicate più spesso su soggetti affetti da linfedema cronico degli arti, primario o secondario, sono le LVA e in caso di gravi insufficienze venose concomitanti, le LVLA.
Anastomosi Linfatico-Venose multiple Termino- Terminali (EE LVA).
 
Anastomosi Linfatico-Venose Termino-Laterali (ES-LVA).
Anastomosi Linfatico-Capsulo-Venosa (LCVA).
Anastomosi Linfatico-Veno- Linfatiche (LVLA) o Linfatico-Veno-Linfatico- Plastica.
Il microscopio operatorio è uno strumento indispensabile per la realizzazione di interventi di microchirurgia linfatica.

Valutazioni statistiche dei risultati della terapia microchirurgica in base allo stadio del linfedema (15 anni di follow-up).

 

Esame contrastografico, eseguito iniettando FICT destrano (p.m. 150.000 dalton) nello strato subepidermico, che permette di avere una buona visualizzazione delle strutture capillari linfatiche e dei precollettori (vedi) della cute in qualsiasi distretto corporeo e di poterne quindi analizzare la morfologia, il diametro medio, la pressione intralinfatica e le modificazioni con gli atti del respiro. Nonostante i recenti interessanti risultati, non ha ancora ottenuto una larga diffusione nella pratica clinica.

Eponimo talvolta utilizzato per identificare il linfedema congenito pr. d. (neonatale) su base eredo-familiare.
In figura: Linfedema congenito degli arti superiori ed inferiori.