Dizionario

Descritta da Valsalva nel 1704. Consiste in un’espirazione forzata della durata di almeno 10 secondi, eseguita con la glottide chiusa, dopo una profonda inspirazione, che determina un aumento della pressione intratoracica di 30-40 mmHg e un concomitante aumento della pressione endoaddominale.

Le valvole linfatiche sono del tutto simili, sebbene in numero maggiore, rispetto a quelle venose. La forma a rosario, caratteristica dei vasi linfatici, è dovuta alla successione delle valvole, che sono costituite da lamine di cellule endoteliali in continuità con l’intima del vaso linfatico, ma prive di cellule muscolari lisce. Le valvole, come nel sistema venoso, si orientano nel senso della corrente linfatica e sono situate in maniera tale da permettere lo scorrimento rapido della linfa verso i grandi vasi linfatici, impedendone però il reflusso.

Sono chiamati così i collettori linfatici intestinali. Essi traggono il loro nome dalla funzione che svolgono, cioè quella di veicolare i lipidi, soprattutto chilomicroni, non altrimenti trasportabili date le loro dimensioni dal sistema venoso portale.

La definizione è da preferirsi al termine «capillari linfatici», utilizzato in alcune trattazioni, considerato anatomicamente ed istologicamente improprio.

Viene definita in questo modo una manifestazione tipica dei linfedemi cronici in stadio avanzato. Il termine verrucosi è da ricondursi all’aspetto macroscopico delle lesioni esofitiche, e non ha nulla in comune con le più consuete manifestazioni dermatologiche verrucoidi che riconoscono nella maggior parte dei casi una eziologia virale (papillomavirus umano). Anche nelle verrucosi linfostatiche vi è una iperplasia dell’epidermide ma causata in questo caso da un aumento della pressione dei liquidi interstiziali a livello del derma che comprimendo le giunzioni intercellulari delle cellule dello strato basale dell’epidermide ne favoriscono la proliferazione. Spesso la verrucosi linfostatica si accompagna a scolo di linfa (linforrea o linforragia).
In figura: Esempi di verrucosi linfostatica dei genitali esterni maschili e femminili.

È un termine utilizzato per definire la via di drenaggio principale di una struttura anatomica ben definita o di una porzione di essa. Il circolo linfatico superficiale è rappresentato, infatti, da un’ampia e diffusa rete anastomotica di collettori e spesso è difficile localizzare l’esatta via di drenaggio collegata ad una specifica porzione di tessuto. Utilizzando opportuni test linfocromici o con l’ausilio di traccianti radioattivi, è possibile individuare questa via preferenziale di drenaggio e le strutture linfonodali ad essa correlate. Rappresenta la base anatomo-fisiologica della tecnica del linfonodo sentinella (vedi).
In figura: Esempi di verrucosi linfostatica, in casi di elefantiasi degli arti inferiori.

È il primo metodo di linfodrenaggio manuale codificato e utilizzato su larga scala: risale alla fine degli anni ’30 e rappresenta ancor oggi, sebbene rivisitato in chiave moderna, la metodica più utilizzata dalla “Scuola Tedesca” del Prof. Földi.

Rappresenta uno dei metodi di misurazione dell’arto più obiettivi ed affidabili. Lo strumento di misura è costituito da un cilindro rigido riempito d’acqua, di sufficienti dimensioni da poter contenere un arto ed opportunamente collegato ad un sistema di misurazione. Semplicemente sulla base del classico principio fisico di Archimede valuta in maniera rapida e soprattutto ripetibile nel follow-up il volume dell’arto affetto, confrontandolo con il volume dell’arto controlaterale.
In figura: Dispositivo da noi impiegato per la volumetria degli arti.